Sposarsi il primo maggio
1 Maggio, 2011
Solo a Paolo Pini poteva venire in mente di scegliere il primo maggio come data di matrimonio. Lo ha fatto 48 anni fa, sposando Maria, immigrata ferrarese a Bologna. Una data non decisa perché era primavera o perché Maria era molto legata alla Madonna, di cui portava il nome e alla cui devozione il mese di maggio è dedicato.
Il motivo è da pescare nella biografia di Paolo, oggi ultraottantenne, nella sua convinta vita di operaio cattolico conciliare, di uomo della sinistra che si ispira alla giustizia, di soggetto attivo in quel sindacato che voleva promuovere i lavoratori, di aclista dalla fondazione di questa associazione. Lavoro e amore come fondamento della vita.
Hanno continuato, anno dopo anno, a ricordare con gioia il loro anniversario, coinvolgendo gli amici. Lo hanno fatto anche oggi, partecipando alla messa nella chiesa dell’Asp Giovanni XXIII dove Maria è ricoverata da tempo, dopo una brutta caduta che ha comportato la rottura del femore e che l’ha costretta a vivere in carrozzina.
Era una normale messa domenicale per tutti gli anziani che vivono nella casa di riposo e nelle case protette ed è stato rinfrancante per me vedere come tutta la liturgia fosse curata e abitata, oltre che dagli ospiti in carrozzella, da figli, parenti, volontari, adolescenti che hanno avuto il compito delle letture e dei canti. Liturgia curata anche nel modo di parlare e nella omelia affrontata con semplice profondità.
Maria era vestita a festa con tutte le collane che ama e, quando sono arrivata, era seduta impaziente sulla sua carrozzella in attesa del marito. Paolo è arrivato anche lui vestito a festa, con una nuova modernissima cravatta e, quando è arrivato accanto a lei, Maria gli ha sussurrato convinta “Sei bello”. Si sono tenuti per mano tutta la cerimonia, con piccoli gesti di attenzione reciproca. Sorridendo soddisfatti quando il prete ha pregato dall’altare per loro e quando, a cerimonia finita, molte persone si sono avvicinate per fare gli auguri e i complimenti per il mazzo di rose che la sposa aveva ricevuto in regalo.
Era impossibile non commuoversi. E non pensare alle tante fragilità dei matrimoni oggi.
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